| LA STORIA DI SIMBA | |||
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Tutto ebbe inizio una mattina di dicembre di quattro anni fa, quando squillò il telefono e qualcuno dall’altra parte del filo ci chiese se potevamo occuparci, per un mesetto, di un cucciolo. Accettammo, in quanto si trattava di fare un piacere e visto che il nostro cane, un meticcio di quindici anni era molto tranquillo, avrebbe sicuramente ben tollerato la momentanea intrusione del cucciolo. Sinceramente, la nostra idea di cucciolo era ben diversa dall’immagine che ci trovammo davanti, quella sera, quando lo portarono. Quel cosino tutto nero, riposto in una scatola da scarpe, sembrava più una grossa talpa, che un batuffolo peloso e scodinzolante, come noi ci si aspettava di vedere. |
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Stava abbondantemente comodo dentro quella scatola di scarpe e strillava a più non posso: avrà avuto forse due o tre giorni di vita… Ci guardammo un pò increduli …. e quando ci fu raccontato che la mamma del cucciolo era morta dopo il parto, senza esitare, Daniela ed io decidemmo di aiutare quel povero orfanello. Dopo un primo momento di sconforto prendemmo in mano la situazione, portammo la scatola vicino al camino e li cercammo di nutrirlo con il biberon che ci avevano lasciato in dote. Non fu semplice, ma in qualche modo riuscimmo a fargli bere un po’ di latte e di lì a poco il cucciolo si addormentò. Un sospiro di sollievo! Andammo a dormire anche noi, ma poco dopo il cucciolo si svegliò … fu una notte insonne e molto movimentata. | ||
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| Il giorno seguente Daniela andò in un negozio specializzato per cani e dopo aver spiegato la nostra situazione, le consigliarono di prendere del latte in polvere per cuccioli ed un biberon più adatto. Seguendo dosi ed istruzioni, Daniela preparò il latte e con molta pazienza cominciò a nutrire il povero cucciolo che sembrava gradire. Andammo immediatamente anche dal nostro veterinario che ci affermò che questo cucciolo era molto delicato in quanto, non avendo succhiato il latte materno della mamma, non aveva le difese immunitarie necessarie. Se avesse raggiunto i trenta giorni di vita avremmo potuto poi aiutarlo con dei farmaci. Ci diede qualche altro utile consiglio e cominciò la nostra avventura. Con molta tenacia e grande pazienza superammo i primi giorni, dopo una settimana avevamo fatto notevoli progressi, avevamo imparato a nutrirlo e lui a mangiare senza strozzarsi. Mangiava ogni due ore, puntuale come un orologio e così decidemmo di chiamarlo Simba proprio perché il suo era un appetito da leone. Arrivammo con gioia ai trenta giorni di vita e lo portammo dal veterinario per le cure preventive. Come lo vide, si complimentò con noi per i risultati raggiunti e ci confidò che mon pensava, saremmo riusciti a salvarlo. |
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Dopo un po’ di tempo cominciò lo svezzamento. Simba gradiva molto gli omogeneizzati e poi le carni bianche, cresceva molto velocemente, era un giocherellone, esuberante e un po’ disobbediente. Notavamo le molte differenze di comportamento tra Simba e Milù, il nostro cane di quindici anni, ma pensavamo dipendesse dalla diversità d’età, dalla razza o dalla taglia. In seguito ci convincemmo che qualcosa non quadrava. Non ci ubbidiva, non tollerava gli altri cani, a parte Milù e dimostrava una certa aggressività anche verso le persone. Non potevamo lasciarlo libero…perché ingestibile…, bisognava fare qualcosa, così non si poteva andare avanti. |
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Serviva portarlo in qualche centro per educarlo e fu così che conoscemmo il Blu Dog: prendemmo accordi e ci presentammo a tempo stabilito con il nostro cane. La questione si dimostrò subito in tutta la sua difficoltà. Paragonato agli altri cani che frequentavano il centro, Simba era un disadattato. Gli istruttori ci spiegarono che i problemi comportamentali, che manifestava il nostro cane, erano dovuti con molta probabilità, al fatto che Simba non aveva avuto né un imprinting dalla mamma né una buona socializzazione. Ci venne spiegato che l’imprinting viene dato ai cuccioli dalla madre nei primi due mesi di vita, cosa che per lui non era stata possibile; la socializzazione invece viene fatta gradatamente dall’allevatore, che già nei primi 30 giorni di vita, comincia a far conoscere vari odori, rumori, suoni leggeri, ambienti diversi. Man mano che il cucciolo cresce viene portato in mezzo alla gente, in mezzo ai suoi simili, meglio se cuccioli, in luoghi diversi dalla propria casa, dove solitamente vive. Tutto questo giorno per giorno, allo scopo di abituarlo ad affrontare varie situazioni. Oltre ad essere all’oscuro di ciò commettemmo anche altri errori di comportamento…. tra questi quello di aver trattato Simba come fosse un bambino e di essere stati troppo protettivi nei sui riguardi. |
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La prima lezione la
passammo ad ascoltare Simba che abbaiava a tutti e a tutto. Fu molto
frustrante. Gli istruttori ci consolarono e ci ripeterono che, con
perseveranza e tanta pazienza, Simba avrebbe potuto avere dei
miglioramenti. Ci aspettava però un lungo lavoro. Fu così che iniziammo
la nostra avventura al Blu Dog, sotto la costante guida del nostro
istruttore che, con disponibilità e pazienza infinita, ci aiutò a far sì
che Simba diventasse un cane più sereno e più gestibile. Vogliamo
ringraziare tutto lo Staff per l’aiuto che ci ha dato e che tuttora ci
sta dando con competenza e disponibilità. Loris e Daniela |
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Tutto lo Staff del Blu Dog vuole invece, complimentarsi con Loris e Daniela perché è soprattutto merito loro, della loro perseveranza, del loro amore verso questo cane, se sono riusciti ad ottenere i risultati raggiunti. Non è difficile immaginare la fine che avrebbe fatto questo cane, se non fosse capitato nelle loro mani. Probabilmente qualcuno potrebbe dire che in questi casi, sarebbe stato meglio lasciare che ci avesse pensato madre natura… ma così non è andata… Simba c’è…. e va aiutato. Io ricordo il giorno che Simba varcò il cancello del nostro centro: in sequenza….. entrò…. prima un cane, poi un guinzaglio seguito da un braccio, infine Loris e più indietro Daniela. Simba, cane di due anni, mostrava una bella dentatura bianca, qualche bava e un continuo abbaio assordante. La domanda… quasi timorosa da parte di Loris…“Si può fare qualcosa?” Massimo ed io, ci guardammo e la nostra risposta fu….”speriamo!” Cercammo di capire cosa fosse successo a questo cane e cominciò così anche la nostra avventura. Massimo, che segue i cani con problemi comportamentali, fissò le prime sedute. Nel frattempo cominciammo anche a chiedere qualche consiglio a degli esperti, perchè Simba era un caso un po’ anomalo. Il suo comportamento cambiava improvvisamente da un momento all’altro: sembrava tranquillo e dopo poco era agitato; non sopportava il guinzaglio e il collare, così era veramente ingestibile. Ricordo che una sera, penso sia stata la seconda o terza seduta, vidi Massimo correre verso di me, bianco in volto mentre si teneva le mani. Si avvicinò e vidi che grondava di sangue, “Cosa ti è successo?” gli chiesi, “mi ha morso….” Simba non scherzava. Fu così che decidemmo di consigliare una museruola “Top Trainer”, quello fu l’unico strumento di lavoro, oltre ai bocconcini, le carezze e i giochi che abbiamo utilizzato per aiutare Simba. Fu programmato un lavoro graduale di rieducazione. Consisteva all’inizio in passeggiate, in mezzo al verde da solo, con i suoi padroni e l’istruttore, allo scopo di rilassarlo e successivamente aggiungemmo dei cani scelti, delle femmine equilibrate e tranquille. In contemporanea si fece un lavoro di rieducazione, partendo dalle cose più semplici, come insegnare un semplice seduto. Ogni piccolo risultato veniva gratificato in abbondanza e così via, giorno dopo giorno. Per un bel po’ si dovette lavorare senza la presenza di nessun altro cane, bastava che sentisse un abbaio, anche lontano, che si agitava e diventava nervoso fino a non concludere più niente. Fu dura l’avventura …. credeteci…. Ora Simba, a distanza di due anni, accetta i cani e le persone che frequentano il nostro centro e sembra tollerare bene anche gli ultimi arrivati. E’ sereno, gioca con gli ostacoli di agility dal tubo allo slalom, sale sulla passerella e sulla palizzata. E’ un cane sicuramente più felice e con Loris e Daniela è molto ubbidiente sia in casa che fuori. C’è ancora da lavorare ma….., ……direi, …. dai Simbaaaaaa che ci sei…
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| SIMBA | |||